Stanze e teatri: memoria dell’assenza
Balsamo lavora per cicli, che si esauriscono rapidamente, ma che appaiono concatenati gli uni agli altri, perché ciascuno di essi contiene in nuce i successivi sviluppi. La mostra riunisce opere rappresentative dei cicli realizzati dal 2006 ad oggi.
Procedendo a ritroso, il ciclo Farfalle d’interno per entomologo d’interni, al quale l’artista ha lavorato nell’estate del 2007, trae spunto da una serie di cartoline raffiguranti gli ambienti di un sontuoso palazzo di Berlino andato completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale. Balsamo ha trovato per caso da un rigattiere queste immagini fotografiche che recavano notizia del bombardamento dell’edificio, ed è rimasto folgorato dal sinistro contrasto tra la bellezza delle sale e la consapevolezza che esse sono ormai irrimediabilmente perdute. Il senso di precarietà, ma anche di disorientamento e vertigine temporale provati di fronte ad un disastro che sappiamo già avvenuto, Balsamo lo ha espresso ricorrendo al tema della farfalla, o meglio della notturna falena. In questi disegni, eseguiti a grafite, le fastose sale del palazzo appaiono invase da falene le cui ali sporgono dalla superficie perché realizzate incollando piccole sagome di carta sul foglio. Così le falene sembrano sabotare l’unità dell’immagine e la presenza di queste ali dà la sensazione che tutto il disegno stia per sfaldarsi, come se avesse la stessa consistenza polverosa ed effimera delle ali delle farfalle, una consistenza suggerita perfino dalla carta granulosa scelta come supporto.
Ma il tema dell’interno, borghese o nobiliare, compare con insistenza anche nella produzione precedente di Balsamo. Spesso, come si è visto, il punto di partenza è dato da riproduzioni fotografiche di luoghi non familiari. Oppure è suggerito da dipinti e incisioni di altri artisti, soprattutto autori del nord Europa attivi tra Otto e Novecento, come il danese Vilhelm Hammershoi o il belga Léon Spilliaert. Altra fonte di ispirazione sono gli interni ricreati nei musei e le stanze arredate delle case di bambola del XIX secolo.
In altri casi invece utilizza fotografie che rimandano alla sua storia personale. Il ciclo intitolato Quattro giorni in un interno (2006), per esempio, deriva da una vecchia foto della sala da pranzo della nonna.
Comunque gli interni di Balsamo non sono mai luoghi abitabili; a volte sono stati abitati e perciò documentano, semmai, la vita che è venuta meno. Sono fantasmi.
A questo proposito non va dimenticato che il padre, Santo Balsamo, è uno scenografo specializzato soprattutto nell’allestimento di “stanze”. Il tema del teatro, del resto, è un altro soggetto ricorrente nella produzione di Balsamo. In fondo, nella sua opera, stanze e teatri si equivalgono: entrambi sono palcoscenici, luoghi fittizi, irreali, dove va in scena l’assenza, nelle stanze perché svuotate della presenza umana, nei teatri perché privi del pubblico. Nel ciclo Recital (2007), per esempio, una vera farfalla imbalsamata, domina il palcoscenico, inquietante e funerea, mentre gli attori del ciclo Commediola per angeli (2007) sono animali fantastici.

 

Erbari, bestiari ed altre meraviglie
All’origine del percorso artistico di Balsamo vi sono delle installazioni eseguite utilizzando dei piccoli contenitori riempiti di vari oggetti, dai quali già traspare il gusto della collezione e l’umano desiderio di dominare così il mondo esterno e le proprie emozioni. Non lo soddisfaceva però il fatto che l’aspetto importante dell’installazione fosse l’idea, bastava pensarla, poi chiunque avrebbe potuto realizzarla. Successivamente, in un momento molto delicato della sua vita, Balsamo ha costruito delle installazioni con mobili giocattolo e fiori secchi, un abbinamento che in altra forma ritroviamo ora nel ciclo delle ghirlande.
Si è poi dedicato alla scrittura e solo più tardi è tornato a disegnare, una passione sviluppata da ragazzo all’Istituto d’Arte, grazie ad un professore che gli ha trasmesso il gusto per il disegno di precisione, insegnandogli a utilizzare il contafili, una lente di ingrandimento con la quale osservava insetti e piante per riprodurli fedelmente. E forse proprio da questo esercizio deriva l’idea di alterare le dimensioni della flora e della fauna, introducendo nelle sue opere un elemento straniante.
Nel ciclo Bestiario per interni (2007) compare una ressa di iguane con “scheletri” di mobili. È un bestiario fantastico, che si origina modificando appena le caratteristiche vere degli animali. Erbario per interni (2007) è invece ispirato alle illustrazioni di autentici erbari scientifici, ma l’incongruo accostamento di oggetti domestici e piante lo apparenta a certi quadri di Magritte.
Raramente Balsamo ha realizzato scene in esterno. Significativo è tuttavia il Palombaro (2006), ulteriore emblema dell’assenza, come figura svuotata di senso. È infatti un personaggio di legno e si trova in riva a un lago, inchiodato a una tavola, privo di testa e con in mano uno scafandro inutile, frutto dell’unione di due coperchi per le pentole. Il Palombaro è insomma una versione casalinga, tra il malinconico e il divertito, del manichino e vale la pena qui ricordare, sia pure per inciso, un altro aspetto importante della poetica dell’artista, finora taciuto, quello dell’ironia, che si manifesta attraverso uno sguardo bonario e curioso sul mondo.
Nelle sue opere costruite partendo da altre immagini, smontate e riassemblate secondo l’ispirazione del momento, traspare in filigrana non solo il fascino della sedimentazione di epoche diverse, ma anche il vissuto personale dell’artista, quasi un monito, come scrive lo stesso Balsamo a «non dimenticare l’essenziale, la poesia come un vento in tasca».

 

Flavia Matitti

 

Da qualche anno Francesco Balsamo va scrivendo, con matite e pennelli, un suo diario abitato. Tutto sta a intendersi sul significato della parola «diario»: che qui sta per ferialità trascritta, giorno dopo giorno, su dei fogli. Solo che questi fogli, ognuno singolarmente, e poi tutti in serie, a scorrere, sono teatri della memoria: interni di palazzi, saloni o salotti che siano, apparentemente disabitati (il più delle volte), ma anche vissuti, talvolta, da figure che sono fantasmi di secondo grado (usciti, come sembrano, da vecchi dagherrotipi, per recitare la loro mercuriale esistenza in morte). Ciò che questi «teatri» conservano a perpetua memoria è una caligine, una polvere d’antico argento, nella quale una vita d’antan si è sfarinata. È una impalpabile traccia di vita, questa. Ma è con essa che convive Balsamo nel suo «diario». Con i ricordi letterari che popolano la sua giornata, con quelle bave d’inchiostro rappreso che nella sua memoria si sono depositate. I saloni, i «teatri» in carta, le architetture polverose, sono come pagine di romanzo: dei Viceré, per intenderci, o del Gattopardo. Sono luoghi disegnati, dentro i quali scende lo sguardo di Balsamo. E, il suo, è lo sguardo di un archeologo innamorato; di uno speleologo letterato: ché ipogei sono, infine, questi palazzi. L’orecchio sensibile di Balsamo coglie i sussurri, che l’aria morta custodisce negli ipogei: e sono sonagli d’aria, che ronzano sotto le volte, tra i mobili, radenti agli affreschi o agli specchi. Sono larve alate, funeree; speranze di colorate farfalle. Ciò che di vero resta degli abitanti del «diario». Balsamo è Orfeo. Scende nel fondo dei fondi, per amore di Euridice. E risale, con un leggero frullo d’alette nel pugno della mano.

 

Salvatore Silvano Nigro

 

Quando penso a Francesco Balsamo, al lavoro sulle sue tavole dalla complessa figurazione, non posso cancellare il ricordo che mi sorge spontaneo di Virginia Woolf, quella di Una stanza tutta per sé. Il riferimento alla scrittura non è casuale perchè il nostro artista è prima di tutto un poeta raffinato che si rafforza nel contatto con la natura, come la Woolf che si sedeva sulla sponda di un corso d'acqua a cercare le ragioni da portare alla conferenza sulla condizione sociale e la creatività delle donne...
La composizione Francesco dal libro Discorso dell'albero alle sue foglie, che è stato nel 2002 Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”, esprime perfettamente questo rapporto con la natura e con la stanza, con il fuori e con il dentro, dalla condizione fisica allo stato di grazia spirituale che trasforma il pensiero e le sensazioni nella creazione artistica: volevi un poco di verde/ e ti sei coperto di foglie/ tutte così cresciute/ a bocca aperta l'aria/ nessuno sbaglio capita/ è il verde risultato del tempo/ sentivi tramare/ c'erano contrazioni formicolii/ assalti di venti/ all'improvviso hai ritrovato/ la dolce fissità della pianta/ sospiri rabbrividisci/ accordi sillabe con fruscii delle mani/ non sarà poi così diversa la tua vita/ cerca un posto fra i mobili/ e ascolta
Non so se questa poesia sia autobiografica ma ritrae l'artista nel suo spazio con i suoi utensili bene ordinati. La stanza con i mobili, interni borghesi di un tempo passato a suggerire continuamente lo scorrere della vita, talvolta non priva di straordinari accadimenti, come sono descritti nella serie Quattro giorni in un interno del 2006: lo spazio silenzioso e ordinato sconvolto dall'irrompere di forze improvvise, capaci si attrarre il servizio da caffè, e presenze bestiali, grandi e sporche, che creano disordine e precarietà.
Fino a qualche tempo fa Balsamo ascoltava i suoi mobili (vedi l'opera Monologo, 2006), ma poi usciva nella natura per arricchirla delle sue fantasie còlte come nella splendida serie del Palombaro e delle Ofelie: queste ultime mostrano le scarpette allineate sulla riva dell'acqua e rimandano al famoso dipinto esposto alla Tate Gallery di Londra del preraffaellita John Everett Millais, Ophelia, 1852, dove il personaggio shakespeariano galleggia dolcemente sul corso d'acqua, stagnante ma tutto fiorito, come sopra un degno letto di morte.
Gli interni di Balsamo sono affascinanti, inquietanti, nella azzardata fusione tra una resa fortemente realistica delle stanze, sempre prive di una umana presenza, e la sfida-piacere irrefrenabile per un accadimento sovversivo. La serie Bestiario per interni, 2007, è una estrema fantasia (surreale) dove un magma di animali esotici, coriacei e viscidi, avvolge le nitide ossature di due poltroncine innocenti. Una composizione ordinata e rigorosa è alla base dell'Erbario per interni, 2007, quattro tavole per classificare ramoscelli con tracce scarse e rare di umanità (la tazzina del caffè).
Il gioco del teatro, tanto presente nella ricerca di Balsamo, trova una giusta misura fantastica nella Commediola per Angeli: la governante, l'angelo bambino, l'appassionato, tre tavole recenti di notevole forza e qualità, che ripropongono l'eterno dilemma del vero e della sua imitazione, del pensiero e della sua allegoria. Il manichino della governante, i costumi dell'appassionato sono pronti sulla scena per la piccola rappresentazione, ma l'angelo bambino cosa reciterà? Dall'estrema profondità dell'enigma, camuffato dentro le forme sintetiche di diversi animali, Balsamo ci porta oltre le invenzioni dei più raffinati amici di André Breton e bene al di là delle pacifiche pose delle creature di Savinio: questo angelo bambino cosa avrà da raccontare a noi che tanto abbiamo visto...? forse ci condurrà all'inizio della storia, alla bellezza dei primitivi, oppure nella favola bella emettendo un semplice vagito o belato, come la posa suggerisce.
Certo è che questa tavola dà la misura del rapido procedere del lavoro di ricerca di Balsamo nel tempo breve di due anni.
Adesso sono arrivate anche le farfalle e tutto ricomincia: la contaminazione degli spazi sontuosi con i saloni lustrati a cera, le specchiere, le tende... Le ali invadono gli ambienti, si posano ovunque, sembrano voler soffocare l'aria con una misteriosa invasione: sarà solo una messinscena un po' barocca oppure una schiusa straordinaria di insetti micidiali? Nel Recital I° e II°, 2007, l'artista crea la farfalla-sipario come un emblema misterioso della natura: vera la farfalla posta in alto come un'idola di Pascal nel contesto finto del teatro.
Il poeta è affascinato dall'entomologo, l'artista scruta la scena e si misura con i suoi mezzi, la scienza è capace di rimandare la disintegrazione dei lepidotteri e consentire il sogno dell'arte: un pensiero poetico dentro un circuito visionario in continua evoluzione.

LAURA GAVIOLI

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